La tutela delle zone riparie – le fasce di transizione tra gli ecosistemi terrestri e quelli acquatici – richiede strategie calibrate sulle caratteristiche dei singoli territori. È quanto emerge da uno studio internazionale condotto nell'ambito del progetto europeo RIPARIANET e pubblicato sulla rivista Environmental Management, al quale hanno contribuito Stefano Larsen, ricercatore dell'Unità di Ricerca Biologia Computazionale, e Maria Cristina Bruno, ricercatrice dell'Unità di Ricerca Idrobiologia della Fondazione Edmund Mach.
L'indagine ha coinvolto oltre 500 ricercatori, tecnici e professionisti di cinque Paesi europei (Italia, Germania, Svezia, Spagna e Portogallo) con l'obiettivo di comprendere come vengono percepite le condizioni delle zone riparie, le principali minacce e le priorità di intervento.
I risultati confermano il ruolo fondamentale di questi ecosistemi per la biodiversità e per servizi essenziali come la regolazione delle piene e la qualità delle acque. Allo stesso tempo evidenziano come le criticità e le priorità di gestione cambino sensibilmente da un territorio all'altro: dalle specie esotiche invasive nella penisola iberica, al ripristino morfologico dei corsi d'acqua in Germania, fino alla gestione della vegetazione riparia nelle aree alpine e agli effetti di siccità e eventi di piena nell'Italia centrale.
Per quanto riguarda il contesto alpino italiano, lo studio mette in luce alcuni aspetti di particolare interesse. Oltre la metà degli stakeholder intervistati dichiara di non conoscere le misure della Politica Agricola Comune (PAC) dedicate al ripristino delle zone riparie, evidenziando la necessità di rafforzare l'informazione e il coinvolgimento degli operatori del territorio. L'indagine mostra inoltre come specie esotiche invasive, quali Fallopia sp. e Impatiens glandulifera, siano ormai percepite come elementi caratteristici degli ambienti ripari locali, a conferma della crescente diffusione di queste piante anche nelle nostre zone.
Secondo gli autori, il raggiungimento degli obiettivi europei di ripristino della natura richiederà strategie costruite sulle specificità ecologiche locali, una maggiore diffusione degli strumenti di sostegno disponibili e una collaborazione sempre più stretta tra ricerca scientifica, istituzioni e stakeholder.