Ha preso il via a San Michele all’Adige SpeedyFermHub, nuovo progetto europeo coordinato dalla Fondazione Edmund Mach dedicato allo sviluppo di alimenti fermentati innovativi a base vegetale, con l’obiettivo di contribuire alla sostenibilità e alla resilienza dei sistemi alimentari europei.
Nello specifico, SpeedyFermHub mira a creare una piattaforma rapida e multidisciplinare per supportare lo sviluppo e l’ottimizzazione di nuovi prodotti fermentati a base vegetale, integrando competenze in microbiologia alimentare, analisi sensoriale, caratterizzazione analitica e intelligenza artificiale.
L’avvio operativo è stato segnato dal kick-off meeting ospitato nelle giornate del 29 e 30 aprile a San Michele all’Adige, che ha riunito i partner internazionali coinvolti nel progetto.
Il progetto coinvolge undici enti di ricerca, università e centri di innovazione provenienti da otto Paesi. Accanto alla Fondazione Edmund Mach partecipano il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Università di Verona per l’Italia, CSIC-ICTAN e Universidad del País Vasco per la Spagna, Universidade de Évora per il Portogallo, VTT Technical Research Centre of Finland per la Finlandia, Tarsus University per la Turchia, Aarhus University per la Danimarca e INRAE per la Francia, con la partecipazione del partner associato argentino CONICET-CIFASIS.
Nel corso dei prossimi tre anni il partenariato lavorerà allo sviluppo di tre prototipi di nuovi alimenti fermentati ad alto contenuto proteico di origine vegetale, accompagnati da strumenti predittivi basati su intelligenza artificiale e da nuove risorse microbiche e ingredienti dedicati all’innovazione nel settore foodtech.
Finanziato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste nell’ambito della partnership europea FutureFoodS, SpeedyFermHub è cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Horizon Europe nell’ambito della convenzione di sovvenzione n. 101136361. Le opinioni e i punti di vista espressi sono esclusivamente quelli degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione europea o dell’Agenzia esecutiva europea per la ricerca (REA). Né l’Unione europea né l’autorità concedente possono essere ritenute responsabili delle stesse.